IMPRONTE DI GESU'
Il coraggio di frugare tra le pieghe della storia alla ricerca di indizi scomodi e di errori di traduzione, si trasforma ben presto in un’investigazione a 360 ° sulla storia di Gesù - su quella “detta e non detta” e su quella “scritta e non scritta”. L’Autrice mette coraggiosamente il dito in una piaga dove si nasconde un segreto terribile e sconvolgente: Gesù sopravvisse alla crocifissione grazie ad un ingegnoso piano messo in atto da Giuseppe di Arimatea…
Galileo Galilei fu accusato d’eresia per aver sostenuto che la Terra girava intorno al Sole. Se quello che nel passato sembrava eresia oggi ci fa sorridere, è solo perché abbiamo acquisito conoscenza e non abbiamo più paura d’essere messi al rogo; ecco perché, dopo duemila anni, sarebbe quanto meno doveroso riesaminare con mente aperta alcuni dogmi…
Gesù, il Cristo incarnato in forma umana per insegnare agli uomini di buona volontà la via della salvezza, fu fatto mettere a morte proprio dagli stessi che Egli avrebbe voluto salvare. La Sua missione non ebbe l’esito per cui il Cristo era venuto: anziché seguire i Suoi insegnamenti, si finì per fondare una nuova religione senza tuttavia mettere in pratica nulla di quanto Egli predicava… anzi riuscendo perfino a modificare e smentire le Sue stesse parole.
Chi era Gesù? Dov’era nato? Dove visse prima di tornare? E soprattutto, dov’era stato per quasi vent’anni? Perché in Occidente la documentazione sulla Sua vita è così limitata, mentre in Oriente è così abbondante?
Finora avevate sempre conosciuto un’unica versione della storia… siete pronti ad ascoltarne un’altra?
Prefazione di Adriano Forgione
Nessuno ha messo mai in discussione l’esistenza di Gesù sino alla fine del XVIII sec.: Constantin F. Voney (1791) e Charles F. Dupuis (1794) furono i primi storici a porsi il dubbio, quando il razionalismo trionfante decise di esaminare criticamente le fonti. Da allora e sino alla seconda metà del ‘900 si registra una corrente di autori scettici, provenienti da differenti campi del sapere, inclini a credere che Gesù fosse solamente un mito.
Gli assertori di tale teoria, a sostegno delle loro convinzioni, hanno formulato diverse argomentazioni, come il fatto che al di fuori dei Vangeli, testi di genere apologetico e propagandistico, non può essere addotta alcuna base documentale per permettere di stabilire l’esistenza storica di Gesù. Al contrario, le analogie che la figura del Cristo presenta con i culti solari della stessa epoca, come quello di Mitra, suggeriscono che si tratti di una leggenda ispirata. Nessuno storiografo giudeo, come Filone di Alessandria o Giuseppe Flavio, parla di Gesù, nonostante entrambi, durante la loro vita, si siano occupati della storia della Palestina. Neanche Giusto di Tiberiade, che fu contemporaneo del Cristo, ne fa menzione. Tra gli storiografi romani, vi è solamente un riferimento da parte di Tacito, nel II sec., il cui resoconto sulla morte di Gesù, tuttavia, è basato esclusivamente su convinzioni cristiane. I passaggi delle Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio, in cui viene menzionato il Messia, sono interpolazioni posteriori realizzate da cristiani, visto che tali passi sono tutti favorevoli a Gesù.
Oggi, nonostante gli argomenti avanzati dagli scettici, quasi nessuno mette in dubbio l’esistenza storica di Cristo, e le ragioni su cui si fonda tale convinzione sono diverse. Secondo molti, infatti, anche se i Vangeli canonici e apocrifi hanno una valenza apologetica e non sono stati concepiti come libri di storia nel senso moderno, il loro valore come fonte non viene messo in discussione. Il fatto che uno dei due passaggi menzionati nelle Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio sia stato manipolato da cristiani per proiettare un’altra immagine di Gesù – aggiungendo aggettivi come “saggio” e “virtuoso” – non significa che lo storiografo giudeo non ne fece menzione. Nella versione araba, infatti, lo stesso passo appare in una variante distinta. Non esistono invece spiegazioni tecniche per confutare l’autenticità dell’altro brano, in cui Giuseppe Flavio dà per acquisita l’esistenza di Cristo a proposito del processo di suo fratello Giacomo. Le fonti rabbiniche (Talmud) anteriori al II sec. sono chiaramente ostili a Gesù e, quindi, non c’è ragione di dubitare del loro grande valore documentale. In questi testi viene testimoniata non soltanto la sua esistenza, ma anche la sua nascita non comune (si afferma che era figlio di padre sconosciuto), la proclamazione della sua discendenza divina per la quale lo accusarono di menzogna, la crocifissione alla vigilia della Pasqua ebraica, la sua promessa di resuscitare e il carattere di forte rottura dei suoi insegnamenti (per i quali lo accusarono di “portare Israele sulla cattiva strada”, di “burlarsi delle parole dei saggi” e di essere “un grande trasgressore d’Israele”). Tutti questi eventi coincidono con il racconto dei Vangeli e della tradizione cristiana, e fondamentalmente avallano i fatti narrati.
Nella versione greca delle Guerre giudaiche Giuseppe Flavio parla di vari messia contemporanei a Gesù, dei quali non ci fornisce l’identità. Uno di questi, in particolar modo, che apostrofa sempre come “l’imbroglione”e al quale attribuisce “miracoli” propri di un’illusionista, è in linea con ciò che dicono le altre fonti rabbiniche. Inoltre, Giuseppe Flavio lo situa nel contesto di una dura repressione dei suoi seguaci sotto Ponzio Pilato. Nella versione slava delle Guerre giudaiche – scoperta in Russia nel 1930 e tradotta dal primo testo che Giuseppe Flavio redasse in aramaico, nell’anno 71 d.C. – vengono menzionati sia Giovanni Battista che Gesù, di cui si dice che venne crocifisso con l’accusa di dirigere un movimento armato contro Roma. Se l’esistenza di Gesù fosse stata mai messa in dubbio dai romani, Tacito (56-115 d.C.) ne avrebbe fatto menzione riferendosi a lui. Ma in realtà lo storiografo non fa riferimento al fatto che venne crocifisso sotto l’imperatore Tiberio per ordine di Ponzio Pilato, né contraddice né indica come sbagliato o leggendario questo avvenimento. Anche Svetonio afferma che, tra il 41 e il 54 d.C., Claudio espulse i giudei da Roma perché “istigati da Cristo causavano continui tumulti”. I Vangeli contengono molti dettagli della società giudaica del tempo – ad esempio, lo scandalo che sollevava in essa il rapporto di Gesù con le donne – mettendo in evidenza il fatto che tali notizie vennero raccolte da originali redatti da testimoni diretti. Non è credibile, inoltre, che un mito fondato dopo l’anno 34 d.C. su una figura inesistente avesse dato luogo a un movimento il quale, pochi anni più tardi, già vantava comunità consolidate in tutto il Mediterraneo e nella stessa Roma. Il tutto senza poter addurre alcuna fonte contemporanea che mettesse in dubbio l’esistenza del suo fondatore e la sua crocifissione, dato che anche i suoi detrattori pagani, come Celso, che arriva ad accusarlo di essere “brutto, deforme e di figura indecorosa”, non negano la sua esistenza.
Da questi dati si possono dedurre alcune conclusioni importanti per riassumere lo stato attuale della questione:
1. Non vi sono ragioni per dubitare dell’esistenza storica di Gesù. Questa posizione è derivata dalla mancata conoscenza di molte fonti e dall’atteggiamento radicalmente positivista che predominò nelle scienze umane nel XIX sec. e nella prima metà del XX, ma che oggi risulta anacronistico. Sulla stessa linea venne messa in dubbio anche l’esistenza di Omero e di Socrate, che attualmente non sono minimamente in discussione.
2. Le fonti giudaiche avverse sostengono la versione dei Vangeli canonici nelle sue linee generali. Tutti i fatti che vengono attribuiti al Cristo indicano che furono parte delle convinzioni dei suoi discepoli originari e non interpolazioni posteriori, cosa che confuta l’ipotesi del mito, dato che secondo tutti gli specialisti questo si crea con un lungo processo evolutivo, mediante l’adozione e l’incorporazione di nuovi elementi e nell’arco di molte generazioni.
3. Gli studi archeologici realizzati avallano la precisione con cui alcuni Vangeli descrivono molti dei dettagli della Gerusalemme del tempo (compreso quello di San Giovanni, considerato il più mistico e il meno storico dei quattro canonici), il che suggerisce che questi testi siano fedeli agli originali perduti.
Dunque, Gesù fu un personaggio storicamente reale, che lasciò la sua traccia quale apparizione del divino in terra. Che poi non tutti i fatti narrati nei Vangeli possano corrispondere a verità questo è un altro discorso. Anticamente tutti i libri di sapenza di ogni tradizione ed epoca, dunque anche la Torah e i Vangeli, avevano lo scopo di illuminare le menti attraverso simboli ed archetipi. Tutti i Vangeli, per chi conosce la lingua sacra del simbolo, sono pregni di tale sistema di comunicazione e dunque anche i fatti incredibili in essi narrati (come il camminare sulle acque, ad esempio), pur volendone rifiutare la realtà, hanno una loro ragione importantissima: quella di trasmettere delle chiavi di conoscenza atte all’illuminazione. Inoltre esiste una storia non narrata del Messia, una vita “non ufficiale” che coinvolge gli anni della gioventù, dopo il suo ingresso nel tempio quando questi letteralmente scompare dai vangeli per riapparire a 30 anni, e gli anni dopo la crocifissione e “morte inscenata”, quando, secondo alcune tradizioni musulmane, Egli si sarebbe trasferito in Kashmir, dove sarebbe morto in vecchiaia. A tutti questi misteri, all’uomo più affascinante di ogni tempo è dedicato questo libro della mia amica Daniela Bortoluzzi, da alcuni anni collaboratrice della rivista che dirigo. Daniela è animata da un sano spirito di ricerca, da una vitalità che traspone e trasmette nei suoi libri. E’ la sua prima opera su Gesù, un campo minato per chi non è un esegeta riconosciuto ma la nostra scrittrice e ricercatrice ha davvero fatto un ottimo lavoro.
Adriano Forgione

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“Il Nazireo”. Così era dunque chiamato spesso Gesù… e questo appellativo fu sempre più spesso confuso con “il Nazareno”, inducendo a errori di traduzione facili a immaginarsi: il più scontato è “Colui che viene da Nazareth”.
Il termine greco "o Nazoraios" (dall'aramaico “Nazorai” e dall’ebraico “Nozri” ) è tradotto in latino con Nazarenus e quindi in tutte le lingue occidentali moderne con “di Nazareth”.
L’articolo greco “o” si perde dunque nella traduzione in latino e di conseguenza in tutte le successive traduzioni dal latino; apparentemente può trattarsi d’una svista.
Eppure si tratta di un piccolo dettaglio che fa la differenza. Come si può credere che i primi Cristiani (giudei convertiti) potessero confondere il voto di Nazereato con il nome d’una città (ammesso che sia mai esistita)? Il Nazereato era la volontà dimostrata da alcuni di rinnovare le tradizioni religiose e i Nazirei erano tenuti in grande considerazione in tutta la Giudea.
Dubito molto fortemente che ci troviamo davanti all’errore di qualche traduttore e più ancora che un tale improbabile errore sia stato non voluto. Le abitudini di Gesù il Nazireo sarebbero potute diventare un esempio da seguire, uno specchio in cui riflettere le abominevoli abitudini che la potente gerarchia sinedriale aveva da secoli. E in seguito esse costituirono un pericolo ancor maggiore per il successivo clero cristiano…
A questo punto, sembra proprio che una serie di provvidenziali errori di traduzione abbiano scongiurato il pericolo di comprendere i veri insegnamenti di Gesù. Il cover-up iniziato con la Sua crocifissione, s’è trasformato un po’ alla volta in un depistaggio senza precedenti, sopravvissuto fino ad oggi distorcendo la verità sulla vita del Cristo.
I Cristiani “delle origini” si nutrivano quasi esclusivamente di erbe, alghe, bacche, frutta e miele. Avevano appreso direttamente dal Maestro questa regola. La carne e il pesce erano proibiti e tuttavia nel Nuovo Testamento sono raccontati alcuni episodi in cui Gesù ne mangia egli stesso e li raccomanda agli altri…
Le varie traduzioni dall’aramaico e dal greco, rivedute e corrette secondo il caso, hanno fornito una versione della vita di Gesù così reale da sembrare vera. Suggellata dall’imprimatur clericale in quanto conforme, nell’insieme, alle versioni di altre fonti, la storia di Gesù (distorta nella sua essenza), iniziò a essere divulgata in tutto il mondo. Poca importanza ha avuto il fatto che siano stati scelti come canonici quattro Vangeli scritti molti anni dopo la scomparsa del Messia e scartati quelli scritti in epoca coeva. S’è parlato anche di un "Vangelo dei Nazareni"…
Come avrebbe potuto il clero giustificare i lauti pasti e i piaceri di gola cui era abituato? E del resto, perché mai doversene privare?
Come accettare di “pagare” le azioni inique commesse in vita e le trasgressioni agli insegnamenti del Maestro… con una reincarnazione karmica? Meglio sarebbe stato un provvidenziale perdono divino, anche in extremis!
La verità era dunque così pericolosa?
Direttore della rivista “Nuova HERA”