Cosmologia quantistica
Le leggi fisiche che governano l’universo stabiliscono come si evolve uno stato iniziale col tempo. Nella fisica classica, se lo stato iniziale di un sistema è specificato in modo esatto allora il movimento seguente sarà completamente prevedibile. Nella fisica quantistica, specificare lo stato iniziale di un sistema permette di calcolare la probabilità che sarà trovato in un qualsiasi altro stato più tardi.

La cosmologia tenta di descrivere il comportamento dell’intero universo usando queste leggi fisiche. Nell’applicare queste leggi all’universo si incontra immediatamente un problema. Che cos’è lo stato iniziale al quale le leggi dovrebbero essere applicate? In pratica i cosmologi tendono a lavorare a ritroso usando le proprietà osservate dell’universo di adesso per capire cosa fosse in tempi più remoti. Questo approccio si è dimostrato molto riuscito. Però ha portato i cosmologi indietro alla domanda delle condizioni iniziali. L’inflazione (un periodo di espansione accelerata nell’universo primordiale) è ora accettata come la spiegazione standard di parecchi problemi cosmologici. Perché l’inflazione sia accaduta, l’universo deve essere stato formato contenente della materia in uno stato altamente eccitato. La teoria inflazionistica non si pone la domanda del perché questa materia fosse in un tale stato eccitato.
Rispondere a questo richiede una teoria di condizioni iniziali pre-inflazionarie. Ci sono due validi candidati per una tale teoria. Il primo, proposto da Andrei Linde dell’Università di Stanford, si chiama inflazione caotica. Secondo l’inflazione caotica, l’universo inizia in uno stato completamente casuale. In alcune regioni la materia sarebbe più energetica che in altre e l’inflazione potrebbe manifestarsi, producendo l’universo osservabile. Il secondo contendente per una teoria di condizioni iniziali è la cosmologia quantistica, l’applicazione della teoria quantistica all’intero universo. All’inizio questo sembra assurdo perché tipicamente grossi sistemi (come l’universo) ubbidiscono alle leggi classiche, non a quelle quantistiche.
La teoria di Einstein della relatività generale è una teoria classica che descrive accuratamente l’evoluzione dell’universo dalla prima frazione di secondo della sua esistenza ad oggi. Però, si sa che la relatività generale è in contrasto con i princìpi della teoria quantistica e perciò non è una descrizione appropriata di processi fisici che succedono in scale molto ridotte o in tempi molto brevi. Per descrivere tali processi è richiesta una teoria di gravità quantistica. Nella fisica non-gravitazionale l’approccio alla teoria quantistica che si è rivelato più di successo riguarda oggetti matematici conosciuti come integrali di percorso. Gli integrali di percorso furono introdotti dal premio Nobel Richard Feynman, del CalTech. Nell’approccio degli integrali di percorso, la probabilità che un sistema in uno stato iniziale A si evolva ad uno stato finale B è dato sommando un contributo da qualsiasi storia possibile del sistema che inizia in A e finisce in B. Per questo motivo un integrale di percorso è spesso definito una ‘somma sulle storie’.
Per grandi sistemi, contributi da storie simili si cancellano a vicenda nella somma e solo una storia è importante. Questa storia è la storia che la fisica classica predirrebbe. Per motivi matematici, gli integrali di percorso sono formulati in uno sfondo con quattro dimensioni spaziali piuttosto che tre dimensioni spaziali ed una dimensione di tempo. C’è una procedura definita ‘continuazione analitica’ che può essere usata per convertire i risultati espressi in termini di quattro dimensioni spaziali in risultati espressi in termini di tre dimensioni spaziali ed una dimensione di tempo. Questo converte efficacemente una delle dimensioni spaziali nella dimensione temporale. Questa dimensione spaziale è talvolta definita tempo ‘immaginario’ perché comporta l’uso dei cosiddetti numeri immaginari, che sono oggetti matematici ben definiti usati quotidianamente dagli ingegneri elettrici.
Il successo degli integrali di percorso nel descrivere la fisica non-gravitazionale ha naturalmente portato a tentativi per descrivere la gravità usando gli integrali di percorso. La gravità è alquanto diversa dalle altre forze fisiche, la cui descrizione classica comprende campi (ad es. campi elettrici o magnetici) che si propagano nello spaziotempo. La descrizione classica della gravità è data dalla relatività generale, che afferma che la forza gravitazionale è in relazione alla curvatura dello spaziotempo stesso cioè alla sua geometria. A differenza della fisica non-gravitazionale, lo spaziotempo non è solo l’arena in cui accadono i processi fisici ma è un campo dinamico.